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Un romanzo per conoscere la Sardegna

31 Agosto 2019

Che sia una vacanza attiva, rilassante o un viaggio culturale nell’antica Sardegna dei nuraghi un libro non può mancare. Tra le spiagge di Su Sirboni e Cala e’ Luas, il chiosco del Cucamonga e il lettino a bordo piscina del Residence Rejna il libro che ci ha accompagnato e ci ha fatto scoprire qualcosa di più della vera Sardegna e del suoi abitanti è appena uscito per i tipi di Bompiani: Nelle mie vene dello scrittore sardo Flavio Soriga.

Il titolo può trarre in inganno. A una superficiale lettura può sembrare che l’autore, nativo di un paesino a pochi chilometri da Cagliari ma a una distanza siderale dal capoluogo, si riferisca alla sua malattia che condivide con il protagonista del romanzo Antonio Cossu. Malattia – la talassemia – diffusa nelle regioni mediterranee ma a una riflessione più approfondita a noi pare che quello che c’è nelle vene di questo autore e di gran parte degli abitanti che si trovano a dover emigrare in altri luoghi sia questa splendida terra. La magica alchimia che lega queste persone ai loro compaesani, ai luoghi e alle tradizioni.

Una lettura fluida e veloce che ci ha rapito. Una sottile e piacevole ironia sui i ritmi e le preoccupazioni del nostro tempo, sulla condizione di una generazione che spesso vive di lavori frenetici, incerti anche se all’apparenza gratificanti e che non sa trovare un punto di equilibrio sopratutto se vive in altri luoghi da quelli di provenienza dove rimangono gli affetti. I legami di sangue più forti.

Vi consigliamo di infilare questo libro in valigia se state programmando un viaggio in Sardegna. Se verrete ospiti da noi lo potrete trovare nella nostra piccola libreria.

Vi lasciamo con un piccolo estratto che nomina il nostro bel territorio e ci fa intuire come solo 30 anni fa 150 chilometri potevano essere una distanza inimmaginabile.

Buona lettura!



“Era una domenica pomeriggio utese speciale e venivano per questo dei parenti a farci visita da vari paesi non lontani dal nostro e alcuni addirittura dalla remotissima regione dell’Ogliastra. Parenti acquisiti di un qualche grado misterioso e remoto ma comunque più o meno parenti dell’Ogliastra, che era sì regione della Sardegna ma per noi esotica e incomprensibile quanto l’Australia o il Galles, niente sapevamo a quei tempi di quei luoghi se non che occorreva un viaggio infinito per giungere a Cagliari e che in lassù la gente si sparava spesso contro, con fucili e pistole, per rapine, vendette, risse e altri simili motivi, e che i suoi paesi fornivano alle nostre carceri gran numero di sequestratori e che in latitanza vivevano altri ogliastrini, nascosti nei boschi. Molti luoghi comuni accettavamo a quei tempi, così mi sembra oggi di ricordare, come verità assodate, e certamente poco sapevo io della meraviglia delle campagne e delle spiagge d’Ogliastra e di quanto possano essere piacevoli le vacanze trascorse in quei luoghi, il buon mangiare e l’andare lenti senza fretta, i boschi e le seadas, le calette e le opere di Maria Lai: non erano luoghi in cui la gente dei nostri paesi andasse in vacanza, a quel tempo, troppo lontani ci sembravano, e in parte erano, lontani come fosse l’Australia, o il Galles. Questo oscuro strano ramo della nostra parentela sarebbe venuto eccezionalmente a trovarci per la mia cresima e li avremmo ospitati a dormire noi a casa nostra.”

Estratto di: Flavio, Soriga. “Nelle mie vene.” Bompiani.